Il termine mindfulness significa secondo Kabat Zinn “fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Il termine deriva dalla parola sati che in lingua pali significa approssimativamente consapevolezza.
Si riferisce dunque ad una attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta. Questa pratica consente di coltivare l’attitudine ad accogliere i propri contenuti cognitivo-emotivi e al tempo stesso a non esserne schiavi.
Da un lato si apprende man mano a riconoscere i nostri pensieri e le nostre emozioni, accogliendole così come sono, senza giudizi. Dall’altro bisogna coltivare l’attitudine a scegliere le nostre azioni e le direzioni da prendere in virtù dei nostri valori e di ciò che riteniamo più importante per noi stessi.

La causa principale della sofferenza, infatti, consiste nell’assumere l’atteggiamento opposto, cioè nel rifiutare alcune emozioni e nel farsi guidare da automatismi inconsapevoli nell’azione.
Molti studi dimostrano che la pratica costante di tali esercizi o “meditazioni” ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale. J. Kabat-Zinn ha elaborato un protocollo Mindfulness per la riduzione dello stress in pazienti affetti da patologie organiche, che successivamente è stato esteso anche a pazienti con sintomi psicopatologici. Su 1200 pazienti con patologia cronica sottoposti ad alti livelli di stress psicofisico dovuto alle cure invasive, al timore della morte e al dolore fisico, ne è risultata una riduzione della sintomatologia fisica del 25 per cento, e una riduzione del 32 per cento di sintomi psicologici quali rabbia, ansia, depressione, somatizzazione e percezione negativa del proprio corpo.
E’ stata poi studiata la resistenza allo stress, caratterizzata dalla capacità di autocontrollo, di vivere la vita con intensità, e la capacità di affrontare i cambiamenti come una sfida.