Autismo

Il disturbo dello spettro autistico (di seguito, autismo) è una condizione neuroevolutiva ad esordio infantile, caratterizzata da:

  • differenze (deficit) nella comunicazione e nell’interazione sociale
  • coinvolgimento in modelli di comportamento, interessi o attività ristretti o ripetitivi (American Psychiatric Association (APA), 2013). La gravità e l’impatto dei tratti autistici varia da individuo a individuo (APA, 2013), possono essere rintracciati, tratti marcati intercettati nella prima infanzia, o tratti più sottili spesso diagnosticati solo in età adulta, il cui rapporto di genere riportato è di 3 maschi : 1 femmina (Loomes et al., 2017).

L’ autismo presenta tassi sproporzionatamente elevati di disturbi di salute mentale, tra cui disturbi d’ansia e affettivi, disturbi alimentari, psicosi e disturbo da stress post-traumatico(Hossain et al., 2020). I sintomi correlati a trauma sembrano molto rappresentati nell’autismo: dal 2% al 17% rispetto al 3% dei soggetti neurotipici. Alcuni studi indicano fino al 45% di sintomi di PTSD riportati da persone ASD(Rumball,2019; Fisher et al.,2022; Fisher et al, 2023; Ajebiorn et al., 2024).

Il Modello dimensionale del Neurosviluppo indica che i processi di elaborazione delle informazioni sono diversi e variano da persona a persona e nel corso del tempo e vanno individuate nel profilo di funzionamento, contraddistinto da: differenze nei processi esecutivi (pianificazione, flessibilità, regolazione dell’attenzione, perserverazione), differenze nella cognizione sociale, differenze nella metacognizione e differenze nella regolazione emotiva  e sensoriale.Il cui trattamento psicoterapico necessita una preparazione di base sulle neurodivergenze da parte del terapeuta ad  integrazione con la psicoterapia cognitivo comportamentale.

La terapia EMDR può considerarsi un approccio efficace nell’intervento con pazienti autistici sottoposti a minority stress e sintomi post traumatici (T e t), diversi studi evidenziano la riduzione della sintomatologia correlata al trauma e agli aspetti sintomatologici comorbidi. Anche in questo caso è necessaria una formazione specifica sulla neurodiversità, unita ad esperienza consolidata nell’approccio EMDR che consenta una solida concettualizzazione del caso. L’EMDR può essere particolarmente adatto alle persone autistiche per diverse ragioni (Fisher & van Diest, 2022):

  • Se utilizzato da terapeuti esperti, l’EMDR può essere altamente flessibile e reattivo alle differenze individuali, facilitato dalla visualizzazione, dall’esperienza emotiva, dalle sensazioni somatiche o dal pensiero.
  • l’EMDR si adatta a diversi livelli di capacità cognitive, in quanto i ricordi non hanno bisogno di essere espressi a parole, per coloro il cui linguaggio verbale è meno sviluppato o che hanno difficoltà a interpretare le proprie esperienze o il proprio mondo interiore.
  •  Può anche essere utilizzato per elaborare esperienze traumatiche nel presente o previste per il futuro, associate a disagio, rabbia, confusione o paura. Questo lo rende accessibile a coloro che potrebbero avere difficoltà a collegare facilmente le esperienze passate al disagio presente (Shapiro, 2018).

Sono stati individuati degli adattamenti al protocollo standard, EMDR per renderlo più adatto alle preferenze e alle esigenze di individui autistici e/o con disabilità intellettiva, che prevedono:

  •  una riduzione dell’enfasi sull’identificazione di cognizioni negative e positive,
  • strutturali: dedicare più tempo allo sviluppo del rapporto terapeutico, alla raccolta dell’anamnesi e alla fase preparatoria di stabilizzazione (pause frequenti, tempi più lenti)
  • comunicativi: utilizzare il metodo della narrazione, integrato a supporti visivi, adottando un linguaggio concreto e obiettivi chiari, monitoraggio differenziato ( misure di esito non verbali, scale comportamentali/oggettive, analoghi visivi).
  • sensoriali:  bassa stimolazione, opzioni di stimolazione bilaterale meno intrusiva, ritmo più lento opzioni tapping guidato, stimolazione acustica.